Mokaromanza

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Altra materia sono purtroppo le leggi di mercato: il segmento della moka è in grande difficoltà e l’emblema della crisi è rappresentato proprio da Bialetti. A scorrere il web, sembra siano diventati tutti docenti di strategie aziendali: sì però non hanno saputo rinnovarsi, sì però dovevano delocalizzare meglio, sì però non hanno investito, sì però hanno investito male. Sì però che due palle che fate quando vi ci mettete. A costo di peccare di intransigenza, pur riconoscendo tutto ciò che di buono il progresso ha portato, pensiamo non ci voglia una mente portentosa per capire che presto o tardi sconteremo pesantemente la nostra bulimia per l’inessenziale. Pareri ben più autorevoli del nostro, come ad esempio quello dell’economista Deirdre McCloskey, sostengono non da oggi “l’inutilità dell’intera fase postmodernista, avanguardista, considerandola un modo per complicare inutilmente cose che non esistono, insomma il solito trucco per gonzi: se non capisco è incomprensibile, non un capolavoro e se una espressione non permette una comprensione è solo una perdita di tempo. Vale nell’economia come nell’arte (…) Quanto di superfluo c’è nel Novecento e nella sua coda lunga che ci coinvolge?” (tratto dall’indispensabile blog dello scrittore Massimo Del Papa). Se vale per arte ed economia, figurarsi per l’industria: il successo planetario delle capsule, tra i cinque e i sette grammi di prodotto invisibile agli occhi e non riconoscibile dall’odore, diventa spiegabile solo prendendo atto del soverchiante potere finanziario di cui si avvale in primis il Gruppo Nestlé e non occorre spaccare il capello in quattro per giungere a questa conclusione, basta fare riferimento ai 9,2 miliardi di dollari investiti in pubblicità solo nel 2016, per avere un’idea.

Moka, moka Maria, moka trafitta nientepopodimeno che da George Clooney, io tifo per te e non potrebbe essere diversamente. Non dispero, siamo in tanti ad attendere la tua riscossa, il nuovo capitolo di un romanzo lontano dall’epilogo triste che taluni già preconizzano senza nemmeno averti interpellato. Adesso devo proprio andare, sono sicuro che mi scuserai ma ogni giorno ho un appuntamento cui non posso mancare: “figlia mia, tesoro, mi prepari la moka? Grazie!” Riccardo Gambuti perPascucci Magazine #5 [/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]